mercoledì, 15 aprile 2009

Mentre sulle teste delle persone per bene cadono, sono caduti e stanno cadendo quintali di calcinacci, sulle teste dei soliti noti cade manna dal cielo.

Manna politica, per coloro i quali sfilano in passerella ancora semi-increduli di tanta visibilità gratuita, e manna economica, per coloro i quali si fregano già i tentacoli (pardon, le mani!) al pensiero di quanto potranno speculare a danno della brava gente.

E mentre la brava gente si chiede se si poteva evitare qualche morto, la gentaglia si ringhia addosso a suon di denunce, querele, comunicati stampa, sospensioni.

Vespa (noto ondivago) che dà del privilegiato a Santoro (noto “comunista”); Santoro che rimbalza accusando di falsità il brunone nazionale; Vauro che viene sospeso perchè la sua vignetta era “lesiva della sensibilità dei parenti dei defunti”.... (certo, in italia sono le vignette ad essere lesive, non i fabbricati costruiti con sterco di cammello diarroico!)...

E in mezzo a tutto questo casino di chiacchiere, urla, strepiti che neanche nel peggior reality show, LORO, i terremotati, diventati merce di scambio.

Tra i primi beni che sono arrivati, qualcuno si è precipitato a rifornirli di televisori, al fine di continuare ad imbonirli, con la scusa di informarli. Ma davvero c’è ancora qualcuno convinto che in Italia si faccia dell’Informazione? Forniteli di postazioni internet, piuttosto, in modo che, navigando, possano entrare a contatto con un’informazione più pluralistica e meno prostituita! Nelle tendopoli ci sono tantissimi giovani e giovanissimi che potranno aiutare gli anziani a districarsi nel meraviglioso mondo della Rete!

Chi ha perso tutto si sente come un naufrago caduto in pieno oceano ed è pronto ad attaccarsi a tutto, pur di rimanere a galla: dalla ciambella di salvataggio, al pezzo di legno, ad un capello trapiantato, ad una lacrima di coccodrillo. Ma nel cercare di rimanere a galla non si accorge che sott’acqua è pieno di Piovre pronte a tirarli giù. Stare a galla non serve, occorre nuotare e reagire!

Amici abruzzesi, non crediate ad una sola delle parole che arrivano da chi è legato anche solo parzialmente al mondo dell’edilizia. Sarebbe come chiedere al pescivendolo che vi ha venduto le cozze avariate se il suo pesce è fresco. Cosa volete che vi dica? Ovviamente che il pesce è fresco. Se siete finiti all’ospedale non era perchè le cozze fossero avariate, ma perchè VOI non le avete conservate nel giusto modo.

Richiedete visure camerali delle imprese che vorranno occuparsi della ricostruzione delle vostre case e delle scuole dei vostri figli; fate comparazioni e ricerche perchè, statene pur certi, i nomi che figurano negli atti dell’ospedale San Salvatore, della Casa dello Studente e di altre opere, compariranno anche stavolta.

La ricostruzione di oggi non serve a dare le case a voi, ma a procurare altro lavoro a LORO, tra 20-30 anni, con il placet dei politici, di qualunque colore essi siano.

Quanto a noi, dovremmo ricostruire anche la classe politica, abbattendo quella attuale ed erigendone una nuova, priva di crepe e tentativi più o meno riusciti di consolidamento.

Una classe politica nuova, fatta con materiale atto a resistere ad ogni eventualità, sia di carattere naturale che di carattere economico. Una classe politica che abbia il coraggio di resistere alle tentazioni della malavita organizzata, e che abbia la forza di combatterla fino ad annullarla. Una classe politica che, finalmente, si occupi del Paese, e non dei ca22i propri!

lunedì, 06 aprile 2009

Il terremoto è l’evento naturale più terrificante.

In pochi interminabili secondi una vita può essere distrutta e il frutto di una vita può essere perso per sempre.

Contro il terremoto c’è poco da fare. Non lo so, forse (e dico forse!) se ne possono avere delle avvisaglie, ma non si sa quando arriverà e di che intensità sarà e non si può chiedere alle persone di vivere in costante stato di allerta.

Quello che si potrebbe fare, ma non si fa, è attuare dei piani edilizi che tengano conto delle normative antisismiche, soprattutto in zone ad elevato rischio; ma non sta a me dare lezioni in questo senso e le polemiche hanno già riempito pagine di giornali e canali radio-televisivi.

Il terremoto ha ancora altro, di terribile: mette a nudo le intimità. Attraverso le pareti sventrate è possibile vedere gli interni delle stanze, i lampadari, gli armadi, gli specchi, i letti; tutto è esposto agli occhi di tutti, il guscio che normalmente ci protegge, quello nel quale ci sentiamo protetti, non c’è più e ci sentiamo persi.

Ma il terremoto mette a nudo anche le miserie dell’animo umano; a poche ore dai crolli e a pochi metri dai luoghi dove si scava per cercare di trovare qualcuno da salvare, c’è chi invece scava per mettersi in tasca i beni di qualcuno che forse non si può più salvare.

Vorrei dire a queste persone che non c’è parola adatta a descrivere lo schifo che provo per loro.

E vorrei sperare che non si stia attuando anche un’altra forma di sciacallaggio: quello politico.

Personalmente, ritengo che in situazioni come questa i politici non debbano recarsi sui luoghi delle sciagure, perchè le macchine organizzative per garantire la loro sicurezza ed incolumità rischiano inevitabilmente di intralciare la macchina dei soccorsi. I messaggi di cordoglio e le conferenze stampa si possono fare anche da altri luoghi e la vicinanza dello Stato e del Governo non è con le chiacchiere che si dimostra, ma con i fatti, soprattutto quando l’emergenza sarà finita e bisognerà rimettere in piedi case, fabbriche, laboratori, negozi e dignità personali.

Vi prego, signori politici, almeno questa volta, evitate di trasformare questa catastrofe in una campagna elettorale “gentilmente offerta” dai cittadini della Regione Abruzzo.

Alle persone colpite dal terremoto vorrei trasmettere il mio calore e la mia comprensione. So cosa vuol dire, ci sono passata nel 1980, e so che vi aspetteranno settimane di panico. La paura no, quella non passerà mai. Ogni vibrazione, ogni scricchiolio, ogni lieve movimento, vi susciteranno terrore e la voglia di scappare e mettersi in salvo sarà grande. Per sempre.